Domenica 20 settembre 1998.
Il pesante bagaglio ritirato dai nastri dellaeroporto
mi convince a prendere un taxi prepagato per Connaugh place, ma mi dicono che
lufficio dellAir India, per confermare il volo di ritorno, è chiuso di
domenica e allora mi devo servire di una agenzia turistica. Naturalmente il tassista mi
porta in una agenzia di suoi amici! Ma sembrano seri, allinizio. Prendono i dati del
biglietto, poi al momento di prenotare anche un posto sul primo bus per
Manali mi dicono che le strade
sono bloccate per le inondazioni e le frane, e per convincermi mi mostrano un articolo del
giornale con una foto di alluvionati del golfo del Bengala!? Visto che non becco,
insistono che anche le strade per Manali sono bloccate e pure le ferrovie. Se proprio
voglio andare a Manali posso predere una jeep a 165 dollari (ma come, le strade non erano
bloccate? Sì ma una jeep riesce a passare lo stesso!). Ma la cosa migliore è andare a
Srinagar con un autobus (le strade per Srinagar, invece, non sono per niente bloccate,
dicono, e non cè più neanche pericolo per gli attentati degli indipendentisti,
loro sono di qua e vuoi che non lo sappiano?!) solo che siccome ci vuole un visto per un
minimo di sette giorni (che strano, in India, deve essere una novità di ieri), devo
comprare da loro un pacchetto completo di viaggio vitto e alloggio a "solo" 280
dollari. Prima di perdere definitivamente la pazienza, saluto, 50 rupie per il disturbo
(non dovevo dargliele!) e prendo un taxi per Parganj, la zona vecchia di
Delhi. O trovo un bus per Manali o resto una notte al Namaskar
hotel che già conosco come (relativamente) pulito e poco costoso. Qui il posto
sullautobus è subito disponibile, nessun accenno a frane, i prezzi delle camere
sono aumentati da 200 a 300 lire, ma per riposarmi alcune ore e fare la doccia, mi
fa un "prezzo speciale solo per me!" di 200 rupie. Il bus però è strapieno e
mi ficcano incastrato in cabina di fianco allautista con i piedi per aria sopra il
coprimotore. 16 lunghe ore scomode e stancanti.
Lunedì 21 ottobre 98.
Sono appena tornato dalla casa di Parkash, la guida, 4 rupie di autobus, unico turista
guardato con curiosità dalla gente e tanti sorrisi malcelati dalle ragazze (o erano
sorrisi di scherno per noi "buffi" occidentali?). Abbiamo deciso che siccome il
trekking per la Spiti valley è
troppo difficile per i cavalli e con i portatori si spende molto di più, andiamo sulle
montagne a ovest di Manali, verso
Daramsala, dove arriveremo al dodicesimo giorno. Il trekking è difficile e attraversa tre
passi di quasi 5.000 metri, quindi dovrebbe essere ugualmente un buon allenamento per il
Deo Tibba. 1.300 rupie al giorno (1
rupia = 42 lire), come le agenzie. Per il Deo Tibba ci vogliono anche i soldi per la guida
da ghiacciaio, ma ho concordato solo 100 rupie al giorno in più (che risulteranno 400,
alla fine!). Per le vie vendono anche le pannocchie di granoturco, ma non le sanno cuocere
bene come a Lefkada. Non ho fame, sono digiuno da quasi due giorni, ma so che è normale,
allinizio, e poi qualcuno direbbe che mi fa solo bene, dopo essermi
"ingozzato" in Italia.
Martedì 22 settembre 98.Nottata lunga e infame, risvegli frequenti alternati a incubi psicologici molto pesanti. Forse in Himalaya ci si comincia a scaricare di tutti i pesi, rancori, dolori, o forse la spiegazione è tuttaltra. Sono molto ignorante, in materia. Continua a piovere giorno e notte. Domani dovrei partire per il primo trekking e me la vedo brutta a camminare e dormire in tenda in queste condizioni. Qui a Manali è ugualmente grigia, con la pioggia continua e nessuno in giro. Alterno dei brevi giri quando sembra che smetta, a lunghe ore in camera aspettando che spiova. Nessuno con cui parlare, solo pensare, ricordare, parlare a mezzavoce con chi non mi può sentire e scarabocchiare su queste pagine. Me la sono voluta io questa vita o "è il destino" come direbbe qualcuno?
Ore 12. Buttate 110 rupie per telefonare allAir India office di Delhi, per sentirmi dire che "computer is down"!! dovrò riprovare "fra 15 minuti", meglio fra un paio dore, visti i tempi indiani. In compenso ho ben speso 100 rupie per un ombrello, perché ha ripreso a piovere forte. I piedi sono bagnati ma caldi, lo zainetto tibetano è bagnato solo fuori.
Pomeriggio. Pranzo vegetariano, ottima zuppa di funghi + parontha (piadina). Ho pensato di trascorrere questi tristi giorni di pioggia nella Spiti valley, raggiungibile in una giornata di bus, se il Kunzum-la pass non è chiuso per la neve. Alla biglietteria dicono che oggi è chiuso, domani forse no. Come fanno a saperlo, visto che non ci sono telefoni da qui al passo?
Mercoledì 23 settembre 98.
Per la prima volta non piove, ma la pressione è sempre bassa. L'umore un po meno.
Forse sento aria di partenza. Parkash dice di non andare a
Kaza nella Spiti valley per il
rischio di rimanere bloccato per la neve al ritorno, che mi farebbe perdere giorni
preziosi. Certo che questi trekking non si dovrebbero fare con i giorni contati come ho
sempre avuto io. Che sia meglio il sistema di Arrigo, che alterna a lavori saltuari dei
mesi di inattività, e può così fare lunghi giri per il mondo.
Pomeriggio. Parkash è venuto a rifornirsi di verdura fresca a Manali. Abbiamo mangiato nel miglior ristorante: 160 rupie in tutto, un po più caro dellultima volta, ma sempre tutto squisito profumato colorato e saporito. Continua a piovere forte e senza sosta, la pressione non accenna a crescere, mi aspettano altre lunghe e noiose giornate chiuso in albergo. Dopo averne cambiati 3, ne ho trovato uno da 100 rupie, un po più indiano degli altri ma non più sporco. In compenso ha una vista stupenda proprio sulle montagne che dovrò attraversare i prossimi giorni. E in po fuori centro, naturalmente, ma silenzioso, ai confini della fitta foresta di pini, lungo la strada per il tempio di Hadimba. Parkash ha detto che il clima è cambiato: giugno e luglio erano giornate belle, senza pioggia né nuvole, agosto piovoso ma non come questo settembre. Sembra che il monsone sia in forte ritardo e che sia arrivato proprio con il mio arrivo da Delhi, invece di terminare come normalmente dovrebbe! Non oso pensare al peggio, ma se il tempo non migliora entro sabato notte, domenica deciderò che non ci sarà più tempo per il primo trekking di allenamento alla quota, e dovrò allungare il secondo di qualche giorno: invece di salire al Deo Tibba per la diretta da Jagathsukh, partiremo da Manikaram, nella Parbati valley, sorgenti calde, confluenza di fiumi, sacra a Shiva. Da lì si arriva al Deo Tibba da sud-est, attraverso il Malana glacier, fino al lago Chandra tal (4.800 metri), dove pianteremo il campo base, neve permettendo. La guida dice che ci vorranno tre giorni per la vetta e tornare giù, con due accampamenti alti sul ghiacciaio. Non sono preoccupato ma si prospetta più lunga e difficile del previsto.
Giovedì 24 settembre 98.
Piove di continuo e la pressione è sempre bassa. Mi sa che domenica mattina, se continua
così, prendo addirittura il primo bus per Delhi e vado in Rajastan. Lì almeno è deserto
e se piove non sarà freddo e grigio come qui. Ieri sera ho trovato gli italiani che
gestiscono il ristorante "il forno" prima del tempio di Hadimba. Lui si chiama
Paolo, veronese, lei Roberta, napoletana, un figlio, Marco, che fa il liceo e gioca sempre
con il computer e la figlia, Silvia, che fa la seconda media. I prezzi sono il doppio del
migliore ristorante indiano, ma è lunico modo per non dover andare a letto alle 8
dopo una giornata trascinata a far niente. Una cliente, Veronique, ha detto che il tempo
non cambierà fino alla prossima luna piena, il 6 ottobre. Se ha ragione lei, non ci
scappa neanche il Deo Tibba, che tra laltro, ora, sarà pesantemente innevato, e
anche pericoloso se, tornato il sole, la neve fresca comincerà a scivolare sulla vecchia.
Bisogna considerare anche queste cose, e non solo il bel tempo. Dalla finestra, le rare
volte che la cortina di pioggia si dirada, si intravedono le cime innevate di fresco, e
non sono cime più alte di 5.000 metri.
Sera. Quei disgraziati del ristorante Monalisa devono avermi propinato una trota avariata o la salsa era avariata, perché ho avuto mal di testa tutto il pomeriggio, trascorso incarognito a letto. Alle sei mi sono alzato per salire quassù al Forno. Mi sono fermato al negozio (un baracchino di legno di 2 per 2) di Sunita Rai, che ho conosciuto ieri. Non è sposata e vive con i genitori a Manali. Lho invitata a pranzo, ma deve preparare i bagagli per Delhi, dove si sposa suo fratello. Mi ha dato il suo indirizzo (del negozio) e ha voluto il mio. Si è raccomandata di tornare a trovarla, al suo ritorno. Ha detto che è felice di avermi conosciuto: forse perché ho speso 450 rupie per un completo di batik e una camicia colorata? Così almeno ho un regalo da riportare a chi me lo ha chiesto, e ho anche una camicia da sostituire la mia, ormai scolorita, comprata a Mahamallapuram due anni fa.
Venerdì 25 settembre 98.
SOLE! Freddo e sole e cielo blu, neve su tutte le cime, ma cè il SOLE! Ho camminato
tuttoggi, da Jagathsukh a Manali, nella foresta di pini e al tempio di Hadimba e poi
di nuovo quassù al Forno (pizza birra verdure al forno dolce e caffè più di 250 rupie).
Da domani solo natura selvaggia, freddo e duro cammino (ma chi te lo fa fare? Diranno
quelli che non sanno e non possono capire). Nella
foresta di pini, in mezzo a
fiori mai visti, lame di luce che accendevano il sottobosco di un verde abbagliante
Lunedì 28 settembre 98.
Terzo giorno di trekking. Superato il
Manali
pass (4.000) senza sforzo, siamo accampati in cima a una stupenda valle a 3.500 metri,
con colori autunnali tuttintorno, due altissime cascate che alimentano il fiume
sotto di noi. Dei primi due giorni poco da dire. Abbiamo imboccato un sentiero che poi era
franato e impossibile per i cavalli, siamo tornati giù, risaliti nella foresta sopra
Manali, ha piovuto tutta la notte e tutto il giorno successivo, abbiamo perso il sentiero
altre due volte, mi sono bagnato tutto e il raffreddore è aumentato, .... ma per il resto
tutto bene. Soliti sogni stranissimi, movimentati ed affollati di tutte le persone della
mia vita, anche lontana. Sogni affollati come i tetti dei templi hindù dellIndia del sud! Il raffreddore è quasi passato, ma
il mal di schiena neanche un po. E domani ci aspetta il
Kaliani pass, ancora più alto e
innevato. Mi finisco il buon chai che Parkash mi ha preparato con tante erbe e spezie
dentro. Per cena solito sabzi (verdure cotte) e chapati (piadina). La pioggia pomeridiana,
però, lha voluta fare anche oggi. Ma è durata poco. Il tramonto, con un quarto di
luna appesa sopra limboccatura della valle non è male. Mi sono lavato ai piedi
della cascata. Con quellacqua gelida le mani erano ridotte male e ho dovuto tenerle
sotto le ascelle alla maniera nepalese. Adesso sono calde e posso riprendere la penna. Sto
scrivendo nella tenda-cucina alla luce della candela perché fuori il buio è arrivato
improvviso, dopo il tramonto, assieme ad un altro scroscio. Ora devo smettere perché sto
piangendo: Parkash qui a fianco ha tritato fine fine cipolla e aglio. Oggi ho visto, dalla
parte opposta della valle, il ghiacciaio ai piedi del Deo Tibba. La cima era coperta dalle
nuvole, la neve nuova arrivava giù fin quasi alla cascata della piana di Seri (4.200). così
dovrò fare altri 500 metri di dislivello in più sulla neve, rispetto all86.
Martedì 29 settembre 98.
Fischiettando la canzone omonima (dell'Equipe 84), mi ritiro nella tenda-cucina, il sole
è dietro le creste innevate e si è fatto subito freddo. Per arrivare quassù ho dovuto
attraversare anche un fiume senza ponte. Soluzione: via scarpe, calzini e pantaloni,
stringere i denti e giù nellacqua gelida e vorticosa. Importante: proibito gridare
per il freddo, si rischia di perdere lequilibrio sulle pietre viscide. Una volta
arrivati sulla riva opposta si può urlare a volontà
Il posto è stupendo, siamo a
4.000 metri, alla base del Kali-ani pass, che secondo le descrizioni approssimative di
Parkash (3-4 ore per arrivarci), dovrebbe essere sui 5.000 metri. Questo è lultimo
posto dove i cavalli possono trovare un po derba. Ho visto anche dei fiori!
Più in alto la morena sassosa e poi il ghiacciaio. Il tempo sembra migliorare e questa
notte forse non pioverà. Mi sono lavato tutto al torrente che sgorga dal ghiacciaio e mi
sono asciugato e riscaldato al sole. Cè un bel quarto di luna, in alto. Ogni tanto
salgono veloci dalla valle delle gradi nuvole che avvolgono tutto, ma poi se ne vanno
presto. Aspetto i colori del tramonto e Parkash sta preparando un altro chai speziato.
Mercoledì 30 settembre 98.
Alba stupenda e piena di luci e colori, come il tramonto di ieri sera. Subito una ripida
salita verso il Kali-ani pass, ma a 4.600 metri cè troppa neve fresca e i cavalli
affondano fino alla pancia. Li scarichiamo e tornano giù da soli, noi ci accampiamo sul
nevaio ai piedi del passo. La neve fresca rende i picchetti quasi inutili. Cerco di
pestarla e di metterne altra sopra le falde di controventatura, sperando che il vento non
sia troppo forte, stanotte. La cosa incredibile è che anche Parkash decide di restare con
la sua tenda senza fondo, pesante e assolutamente inadatta a questo ambiente. Speriamo
bene
Lidea è di restare quassù il più a lungo possibile per acclimatarmi.
Dopo il chai tento di salire sulla forcella qua sopra, ma a metà la neve è troppo alta e
fresca e sprofondo fino oltre il ginocchio. Scendo a fatica. Parkash ha preparato una
zuppa di verdure e col freddo che fa, appena il sole scompare, è una gradita sorpresa.
Incredibile: a 4.500 metri ho trovato una coccinella dai 7 puntini, viva. Lho
riscaldata col fiato e le ho affidato il mio desiderio. Qualche anno fa le avrei chiesto
una vita felice con la donna giusta, ora invece salute e serenità, anche da solo. Fuori
ha ripreso a nevicare, le nuvole arrivano fin quassù dalla profonda valle, grigie e
minacciose, scaricando un po di neve prima di dissolversi. Più del freddo alle mani
e ai piedi mi dà fastidio questa immobilità forzata. Domattina tento ancora di salire
alla forcella, se la notte ha indurito un po la neve, e poi comunque ritorniamo a
valle. In questo modo il primo trekking durerà una settimana in meno. Sarebbe bello
visitare la Spiti valley con una
jeep, prima di salire sul Deo Tibba, ma dovrò contrattare il prezzo con Parkash. Ieri
camminando verso est mi sono ustionato il lato sinistro, oggi sulla neve tutta la faccia e
la testa. Ok, va bene! Domani mi faccio un turbante con lasciugamani per
proteggermi, ma ero convinto che tutti quei fine settimana in quota, in Italia, fossero
sufficienti
(Dhal per 4 persone: Soffritto di cipolla e aglio tritati fini. Quando
la cipolla è brunita aggiungere 3 pomodori non molto maturi a piccoli pezzetti.
Aggiungere zafferano, se cè, oppure polvere di haldi (tumeric) mezzo cucchiaino, e
2 cucchiaini di semi jeela poi povere di coriandolo, un cucchiaino, e garam masala, 2
cucchiaini. A pomodori cotti aggiungere lenticchie e patate e fagioli. Cuocere il riso a
parte. Aggiungere peperoncino alla fine, in ciascun piatto, a seconda dei gusti)
Giovedì 1 ottobre 98.
Questa notte ha nevicato. Verso le due sono uscito e ho visto le orme di uno stambecco che
aveva gironzolato attorno alle tende. Questa mattina alle 6 non nevicava più e il sole è
rimasto abbastanza per farmi smontare la tenda e riporla asciutta. Poi una lunga discesa
di 1.200 metri, compreso il torrente da riattraversare, questa volta sul ghiacciaio.
Domani una visita ad un lago qua sopra e ritorno a Manali. Trekking di una sola settimana
e pure poco piacevole, per la pioggia quotidiana. Se il
Kunzum-la pass non è
chiuso, tre giorni nella Spiti valley, deserto di alta montagna, saranno un piacevole
intermezzo prima del Deo Tibba. Altri strani sogni anche questa notte, sotto la neve
gelata che picchiettava sulla tenda, nei brevi periodi di sonno.
Martedì 6 ottobre 98.
Siamo al campo base
del Deo Tibba, a tre giorni da Jagathsukh. Cè molta più neve dellaltra
volta, ma con un campo alto sul ghiacciaio, domani notte, nella giornata di dopodomani
dovremmo arrivare in cima (6.001)
e ridiscendere fino a Seri
(4.200). il tempo sembra un po più stabile. Niente mal di montagna, per adesso.
Giovedì 6 ottobre 98.
Sono arrivato a soli 100 metri dalla cima, ma sono contento lo stesso perché sono stati
due giorni molto, molto duri, ma di soddisfazione. Duri per i ghiacciai
molto più scoscesi di tutti quelli fatti finora in Italia, per le enormi distanze da
coprire con il carico sulle spalle, per laltitudine, la mancanza di ossigeno e il
conseguente mal di testa terrribile, di notte, per il freddo molto intenso, per le mani e
i piedi sempre sullorlo del congelamento, per la marcia finale iniziata alle tre di
notte con la luna piena e terminata dopo 10 ore qui al campo base. Di
soddisfazione perché sono riuscito a portare questa vecchia carcassa, con molta
fatica e fiatone ma soprattutto forza di volontà, fino ad una quota mai raggiunta prima,
in un ambiente difficile ed ostile, e per aver visto e fotografato dei paesaggi
spettacolari di alta montagna, con tutti i colori della luna piena, dellaurora,
dellalba e del sole cocente
Questa mattina, unora dopo lalba
eravamo già alle rocce alla base dellultima cima, ma la via diretta è risultata
troppo verticale pericolosa e difficile per me, e aggirare le rocce significava altre due
ore di salita sullultimo ghiacciaio con pendenze superiori a 50 gradi! Sentivo che
le energie erano alla fine, dopo una nottataccia e 5 ore di marcia a quella quota, su
pendenze anche superiori. Sapevo di avere altrettante ore di marcia per ritornare al campo
base e, saggiamente, ma a malincuore, ho rinunciato. Con questa ascensione in Himalaya
inizia e finisce ogni tentativo di spedizioni oltre i 6.000, organizzate da solo. La
prossima India sarà Rajastan e Gujarat, con settimana finale a Diu, mare sole e
gamberoni, forse il prossimo febbraio, invece del Kilimanjaro.
Domenica 11 ottobre 98.
Incredibile! Mai vista una valle così arida, desolata, strana, fuori dal mondo, solo
roccia, montagne, sassi, polvere dappertutto, quattro o cinque villaggi di una decina di
case. Il bus è arrivato a Kaza,
capitale della Spiti valley, da
Manali, 200 Km in 13 ore! In mezzo a tutti i colori delle rocce e delle montagne,
lerosione di antichi torrenti ora quasi secchi ha scavato dei grandi canyons in
fondo ai quali il bus deve scendere, per superarli, strada strettissima, piena di buche,
pietre affioranti, polvere, curve franate. In certi punti sembrava addirittura un pezzo
delle Bocchette centrali, roccia a strapiombo in basso e muro di roccia in alto. Il bus
passava su un davanzale di roccia largo appena a sufficienza, senza alcun parapetto, sul
fondo rottami arrugginiti di camion precipitati
Viaggio lungo e faticoso, bus
superaffollato, ma ho ancora gli occhi pieni di quegli incredibili paesaggi, ed il
rammarico di non poter fermare il bus ad ogni scorcio. Con me, unici altri turisti, una
coppia di australiani. Domani divideremo la spesa di una jeep per visitare il monastero di
Ky e il paese di
Kibar (4.200), forse il più alto
al mondo raggiungibile in auto. Forse dopodomani torneranno con me a Manali in jeep, così
potremo fermarci a fare fotografie nei posti più belli e comunque arriveremo dopo
"solo" 9 o 10 ore. Mi sono svegliato alle 4 per un incubo, in mezzo a questo
strano deserto di pietre e polvere. Mi sono svegliato improvvisamente, quasi singhiozzando
e col cuore che batteva fortissimo. Che sia stato il ciapati di ieri sera?
Lunedì 12 ottobre 98. Poche ciance: vedi foto