Martedì 11 Febbraio 97, Kandy
Sono qui da meno di due giorni, ma ho voglia di parlare con qualcuno che mi capisca
nella mia madre lingua. Nessun turista italiano allorizzonte, per fortuna, quindi
scrivo.
Non sto a raccontare la varietà dei
colori,
dei fiori, degli aromi esotici che mi hanno inondato fin dalle prime ore, perché
risulterebbero parole inadeguate e quasi vuote...
Dirò soltanto del martin pescatore, coloratissimo e grosso come un piccione, che si è
tuffato nel lago di Kandy a meno di due metri da me, e che aveva già finito di mangiare
il pesce catturato prima che io fossi pronto a scattare.
Mi sono dovuto accontentare di qualche riflesso al tramonto e delle foglie in controluce,
notevolmente più pazienti a farsi fotografare con i miei tempi lunghi.
Sono quasi le nove, ho pensato alle persone care lontane, camminando al buio lungo la riva
del lago, al ritorno in hotel, mi sarebbe piaciuto avere una buona compagna al
fianco
.
mercoledì 12 febbraio
Ho camminato tutto il giorno, talvolta sotto il sole cocente, talvolta all'ombra di piante
gigantesche, esotiche, alcune mai viste prima: il
giardino botanico tropicale più grande del mondo,
credo.
Ho solo bevuto noci di cocco e tè alle spezie. Ho il collo e la fronte come una aragosta,
ma sto benissimo e medito di lasciare questa "rammollita" e troppo affollata
città di Kandy per gli HORTON PLANES e
WORLD'S END, a duemila metri con il sacco a pelo.
Domattina vado alla stazione a prendere il primo treno.
Nient'altro da dire, per adesso.
Vado a battagliare con le agguerritissime zanzare che affollano le mie notti!
Venerdì 14 febbraio ore 1 di notte
Seduto alla stazione di Hatton (inutile correre a guardare la cartina), non fra
le peggiori, finora, ma comunque senza sala d'attesa né un posto dove sdraiarsi, a parte
il pavimento di cemento poco sporco, "bar" chiuso, tutte le pensioni attorno
piene.
Non mi resta che aspettare le 2 e mezzo che parta l'autobus dei pellegrini per il
Picco d'Adamo. Forse alla base del monte,
all'inizio del sentiero, trovo una camera per riposare qualche ora.
La giornata è stata abbastanza pesante, ma devo dire che me le sono andate a cercare:
sono partito alle 9 da Kandy col treno diretto ad Haputale con l'intenzione di prendermela
comoda, trovare una stanza da poco, ma con bagno, e la mattina presto (questa mattina),
sarei dovuto tornare indietro col treno per 40 minuti e iniziare la salita agli Horton
Planes, un altipiano a duemila metri, parco protetto, con vegetazione strana e animali
rari, vista la quota e il clima.
Dopo 11 chilometri sarei andato a vedere World's End: un precipizio verticale che taglia
l'altopiano verso sud e scopre una vista fino all'oceano.
Invece quando ieri pomeriggio sono arrivato alla stazione di Ohyia sono sceso e ho
iniziato subito la salita di 11 chilometri con l'intenzione di dormire sull'altopiano e
proseguire la mattina dopo per World's End e una bella cascata nel bosco al ritorno.
Bene, all'arrivo in cima, carico di due zaini, trovo un unico albergo con prezzi 10 volte
superiori al normale e in più una spesa di 12 dollari per il biglietto per vedere World's
End (più di 80.000 lire in totale!).
Mi sono rifiutato decisamente di fare una follia del genere, anche perché non mi
bastavano le rupie rimaste.
Anche se ero digiuno dalla sera prima e il ristoro per i turisti locali era chiuso, non mi
sono perso d'animo e ho cercato un altro posto ad un prezzo normale.
L'impiegato del parco si è offerto di ospitarmi dopo il lavoro nel suo ufficio al prezzo
vergognoso di un buon albergo, un terzo del suo stipendio di un mese, credo.
Allora ho cercato un passaggio con qualche turista locale, che non sarebbe certo rimasto
lassù per la notte.
Al secondo tentativo sembrava successo pieno: mi hanno invitato a mangiare il loro riso,
in terra con le mani, e mi avrebbero riportato giù alla stazione di partenza in una
pensione che conoscevano loro.
Risultato: a notte fonda mi hanno lasciato a mezzo chilometro da una stazione
completamente diversa e hanno candidamente ammesso che non conoscevano nessuna pensione da
quelle parti, e difatti non ce n'erano proprio.
Mi rifugio alla stazione, anche quella senza assolutamente nulla da mangiare, bere o
dormire.
Un sorvegliante del turno di notte mi offre il suo letto in cambio di una offerta libera.
Ho accettato, ma poi informandomi, ho saputo che ero finito a più di venti chilometri
dall'altopiano ed la stazione era servita solo da taxi privati (15 dollari!).
Ultima decisione: rinuncio al World's End e salgo sull'ultimo treno della notte in
direzione Adam's Peak, ed eccomi qui, seduto
su una panchina di legno con un tè da ieri sera.
Anche il capotreno di quest'ultima stazione si era offerto di vendermi un posto letto
senza luce né acqua, ma intanto che giravo per trovare qualcosa di meglio nelle pensioni
attorno alla stazione, tutte piene, lo ha venduto ad altri due locali... e non posso
neanche lamentarmi, a questo punto!
Se i prossimi resoconti sembreranno ancora più strampalati ci si può immaginare il
motivo.
Venerdì 14 febbraio, pomeriggio (San Valentino qui, solo nella
capitale)
Anche stavolta ne ho combinata una.
Prendo l'autobus alle 2 e mezza di notte, due ore per 20 chilometri!
Il viaggio l'ho fatto tutto con la testa ciondoloni per il sonno e per poco non cascavo
dal sedile.
Appena sceso mi sono infilato nella prima taverna che ho trovato e mi hanno dato una
polverosa e spoglia camera singola senza bagno al prezzo da strozzini di 4.000 lire.
Eppure nel mio libro avevo letto che poco più avanti ce n'era un'altra migliore che
faceva anche il servizio di custodia degli zaini, per chi saliva al picco d'Adamo.
Dopo aver smaltito un po' di sonno e stanchezza (fame neanche l'ombra), ho chiesto di
poter lasciare lo zaino grande: "certo, basta lasciarlo in camera e pagare una notte
in più", anche senza dormirci, visto che di regola si dorme al tempio in cima al
picco per aspettare l'alba.
Proposta inaccettabile, per me, e così mi sono fatto qualche migliaio di scalini fino
quassù con tutti due gli zaini addosso.
Ma ora mi sono riposato e lavato e non ricordo più né fatica né mal di schiena.
Sono le tre del pomeriggio e stanno arrivando altri pellegrini per la notte.
Tutti mi sorridono (sono l'unico turista occidentale), alcuni mi offrono dolci, altri
frutta, altri mi guardano incuriositi e non osano chiedermi se sono solo e perché, altri
invece osano.
Poi però non riescono a capire la foto di Marco nel passaporto senza che sia sposato.
Dopo inutili tentativi mi sono deciso a dire che sono vedovo. Questo lo capiscono
benissimo e non è disdicevole come essere separati ed in più dovrebbe dare tanta salute
alla mia ex moglie!
(dopo il tramonto)
Sono ancora quassù (2.500 metri) seduto a scrivere in uno stanzone tipo garage, sotto
il tempio dello Sri Pada, con due aperture
senza portoni, anti-asfissia, che si sta riempiendo di pellegrini buddisti, mussulmani e
indù, per aspettare il sorgere del sole.
Questa sera niente tramonto, coperto da nuvoloni scuri e freddi.
La signora di fianco mi ha offerto un biscotto speziato e un pezzo di dolce di zucchero
rosa. Ho mangiato due banane e due tè in tutto. Niente fame, ancora.
Sabato 15 febbraio 97, Colombo
Ottima mangiata di pesce e verdure in zuppa piccante in un ristorante filippino (100
rupie)
Le due birre sono costate il doppio, ma dopo tutto il giorno passato su due autobus belli
pieni e belli caldi, le birre ci volevano proprio.
Domani si cambia aria: niente più montagne, sudore, dure e lunghe camminate.
Per gli ultimi due giorni a Sri Lanka spiagge non troppo affollate e non troppo care,
spero, al sud di fronte all'equatore.
Non c'e' tempo per rivedere (dopo la disastrosa vacanza del 1993) i villaggi e i templi
all'interno: Dambulla,
Aukana,
Polonnaruwa, Amaradapura, Sigirya ...
Domenica 16 febbraio 97
Alla fine ci sono arrivato: più di quattro ore per 80 chilometri in treno.
E' mezzanotte e sento il rombo cupo delle onde gigantesche dell'oceano aldilà della
strada.
Ho preso la camera meno costosa, ma anche qui si sono beccati 400 rupie. Ma con bagno in
camera è migliore che a Colombo.
Domani tutto il giorno in giro sulle spiagge fino a Weligama a vedere i pescatori seduti
su un palo conficcato nella sabbia dove c'è un metro d'acqua.
I particolari tecnici a domani. Per adesso buonanotte, con banane e cocco per cena.
Lunedì 17 febbraio
(Dopo il tramonto) Ho scoperto una cosa: in vacanza si sta bene anche a non fare niente,
nell'acqua trasparente e fresca dell'oceano!
Mi sono imposto un giorno di riposo, ma in realtà ho camminato e gironzolato tutta la
mattina, poi il sole a picco del pomeriggio mi ha vinto e mi sono fermato a mollo nella
baia di Unawatuna (sud-ovest). Mangiato e
bevuto frutta tutto il giorno.
La baia è piena di ristorantini di pesce con le luci basse e i tavolini sgangherati
vicinissimi all'acqua: mi sono rifiutato di andarci, da solo...mi piacciono tantissimo, ma
sarebbe tutto sprecato, da solo.
Domani si riparte: bus più treno per Colombo e poi il volo per l'India.
Mercoledì 19 febbraio
Questa notte, l'ultima a Colombo, non c'è stato modo di dormire tanto.
Al ritorno dopo un viaggio nei soliti autobus superaffollati, dopo una cena sontuosa a
base di pesce (650 rupie: me la sono concessa anche perché dovevo finire di spendere le
ultime rupie di SriLanka e perché sono andato avanti a frutta per quasi tutti questi
dieci giorni), arrivo appiccicaticcio in albergo, la camera migliore, 300 rupie, ma senza
bagno, e non arrivava l'acqua al terzo piano nelle docce in comune!
Poi il caldo umido della capitale, appena alleviato dalla ventola, le zanzare che con una
dose tripla di autan mordono ugualmente, ed infine il Muezzin con l'altoparlante a tutto
volume alle 5 di mattina. Era troppo. Doccia e via all'aeroporto.
Ora sono le nove di mattina. Dovrei fare il check-in per il
volo delle 11 che però partirà con quattro
ore di ritardo. Sono bloccato qua dentro e scrivo...
Adesso mi studio il libro dell'India e faccio un piano di massima per le prossime due
settimane. Voglio tentare un giro abbastanza largo: Thiruvanathapuram e
Kovalam, poi a nord lungo la costa fino a
Kochin, poi rientro sui monti verso Coimbatore,
Mysore all'interno, Thiruchirappalli per i templi, Auroville, a portare i saluti a Lella,
Rameshvaram una delle sette città sacre,
Danushkodi, selvaggia e isolata alla fine della
costa indiana, infine Kaniakumari e
Thiruvananthapuram
per il volo di ritorno.
Ma so già che lo dovrò e vorrò cambiare più volte
(Alla sera, a Thiruvananthapuram)
Cena vegetariana ottima e abbondante: un masala dosa a 11 rupie e poi 60 paisa di
noccioline appena tostate, una goduria.
Svantaggio di viaggiare da soli: spesso non hanno camere singole e questa, grande con
bagno e ventilatore, zanzare comprese, l'ho dovuta pagare 200 rupie.
Domattina presto, in treno risalgo la costa occidentale verso nord per vedere Ernakulam e
le lagune in
barca. Buonanotte.
Venerdì 21 febbraio, parco del Peryar
Altra notte a battagliare contro zanzare arrabbiatissime. Così alle 5, dopo una doccia
per tirare via sudore ed inutile autan ho preso il primo treno diretto a nord.
Biglietto per Ernakulam con l'intenzione di vedere le famose danze Katakali e fare un giro
in battello sulle Backwaters. Invece durante il
viaggio mi sono informato a proposito di un monaco di una confraternita di Linaro, vicino
a Cesena, che sta da qualche parte in Kerala. L'indirizzo me lo aveva dato uno di Gatteo,
suo amico di infanzia, pregandomi di passarlo a salutare se passavo di lì.
Sono sceso a Kottayam, 65 chilometri prima, ho chiesto ancora, ho preso altri due autobus
e verso le due del pomeriggio mi sono ritrovato sui monti vicino al parco del Peryar, sui Ghat meridionali, ai confini tra Kerala e Thamilnadu. Ho
chiesto ancora e aspettando l'ultimo autobus (forse), la voce si è sparsa nel villaggio.
Così quando un tizio è sceso da una jeep, magro con la barba lunga e un saio arancione,
gli hanno detto che un italiano lo stava cercando. Veniva anche lui dalla capitale e non
sarebbe passato in quel villaggio se non avesse trovato i negozi chiusi per sciopero al
paese precedente. Era proprio lui, padre Lorenzo Buda. Mi sono presentato e anche
autoinvitato nel suo monastero in cima ad un monte immerso nella jungla. Era perplesso ad
accettare, finché non gli ho spiegato che non avrei avuto alcun problema a salire a piedi
fino in cima, a dormire sulla tavola di legno con il sacco a pelo e a dividere il suo riso
per cena. Comunque se ne è fatto dare una doppia dose dalle suore, due italiane e le
altre indiane, che stanno nel monastero all'inizio del sentiero.
La foresta coltivata a tè, cardamomo, caffè e pepe è di una bellezza mozzafiato, a
camminarci, a passarci la notte, fresca e senza zanzare, e ad attraversarla alla mattina
presto ancora al buio per tornare giù a riprendere il primo (e unico) autobus della
mattina. Padre Lorenzo non poteva accompagnarmi di nuovo con la jeep, stavolta.
Ieri sera ho assistito e registrato la sua messa con le suore, in rito indiano, in Latino,
Inglese, Italiano e Malayalano!
Questa mattina l'autobus, dopo un'ora in mezzo alla foresta, mi ha lasciato davanti
all'hotel vicino al parco. Come sempre solo camere doppie, con bagno: 150 rupie.
Tre chilometri a piedi fino all'ingresso della riserva sono stati piacevolissimi,
all'ombra di alberi giganteschi, popolati di scimmie, farfalle giganti e coloratissime,
uccelli esotici dalla coda lunghissima ed altri molto colorati.
Ho registrato tutti i rumori e i canti con il mio Sony portatile, anche i miei passi
fruscianti nel sottobosco.
Ho trovato un bel libro sull'avifauna del parco con illustrazioni dipinte.
Il giro in barca è stato stupendo: tanti uccelli acquatici, daini, volpi, elefanti in
branchi sulle rive le lago.
Tornato a piedi, il sole a picco mi ha convinto a sedermi in questo piccolo ristorante
immerso nella fresca ombra del bosco. Servono ottime frutta mista affogata in un succo
aromatico e colorato, tè al cardamomo e succhi di frutta appena fatti, densi saporiti e
profumati.
Roba da non morire mai, come si dice da noi!
Ora aspetto che il sole perda un po' di grinta, aggiorno il diario sui fatti miei,
sperando di non annoiare, e poi ritorno a piedi fino al parco per il tramonto sul lago.
Avevo intenzione, domattina, di prendere l'autobus per Madurai poi il treno per Thiruchirapalli, e dopo
una visita ai templi Indù, il bus per Auroville.
Ma rimanderò tutto di una mezza giornata rinunciando ai templi, per un trekking guidato
di tre ore nella jungla attorno al lago, domattina presto.
Ad Auroville c'è una zona, Aurelec, dedicata alle ricerche di computers ed elettronica,
chissà che non sia un posto per andare senza ritorno, prima o poi.
Sabato 22 febbraio ore 19:30
Stazione di Madurai. Sto aspettando il treno per Villapuram. Poi devo cambiare per
Pondicherry ed infine gli ultimi 10 chilometri fino Auroville.
Questa sera tutti i treni sono pieni, anche in prima classe, ma se riesco a salire
comunque sul prossimo dovrei arrivarci domattina presto.
Mia madre mi rimproverava sempre il mio più grosso difetto. Mi diceva: sei testardo come
un mulo!
Adesso che vivo e viaggio da solo si sta rivelando un vantaggio. Non mi fa sentire la
stanchezza in queste vacanze molto "itineranti".
Madurai, raggiunta dopo più di tre ore sul
solito autobus affollato alla maniera indiana, mi ha accolto con un abbraccio infuocato a
32 gradi. Poi visto che per la prima volta ho sentito la fame, mi sono abbuffato in un
ristorante vegetariano con riso biryani e varie tazzine di masala.
L'acqua minerale è costata più dell'intero pranzo, al solito.
Poi mi sono concesso un giro turistico in risciò, due bicchieroni di spremuta di canna da
zucchero, e visto che non riesco proprio a spendere tante rupie, ho fatto provvista di
cartine dettagliate dell'India, per i prossimi viaggi.
Nel tentativo di trovare un posto almeno alla stazione degli autobus, ho visto il computer
con il programma delle prenotazioni fatto da Aurelec di Auroville: mi fa ben sperare.
Devo smettere perché le zanzare richiedono di essere "accudite" con tutte due
le mani libere.
Martedì 25 febbraio, Chidambaram
Dopo tutto quello che ho visto ad Auroville, i fiori a perdita d'occhio, la squisita
ospitalità della Lella, l'aria che si respirava in quello strano e meraviglioso
posto e soprattutto il Matrimandir, non ci sono parole adeguate.
Adesso vado a vedere il tempio di Shiva danzante (e intanto che danza crea l'universo) in
tempo per l'alba.
Poi mi aspettano otto ore su tre autobus per raggiungere il parco marino di
Punta Calimere.
I primi segni che sono nel profondo sud: scompaiono le scritte in inglese, calano i prezzi
(pranzo con masala dosa e banane 10 rupie) e scompaiono i cucchiai e i piatti, sostituiti
dalle mani e da foglie di banane.
Non ho ancora imparato a mangiare con le mani, per fortuna ho conservato le posate di
plastica della Indian Airlines.
Ancora 4 o 5 ore di bus e sono a punta Calimere.
La notte nel rifugio della forestale, nella speranza di vedere animali in libertà, e
domani a Rameshwaram, città sacra.
Mercoledì 26 febbraio
Sono seduto, dopo cena, nella veranda al quarto piano dell'hotel Maharaja's. Di fronte a
me due grandi palme scure, contro una mezzaluna sorta da poco dietro la torre
dell'ingresso occidentale del tempio indù di
Rameshwaram.
Soffia una brezza tiepida che fa scordare il sole torrido di oggi.
Dopo 12 ore in autobus, è il minimo che mi merito.
Visto che però sono solo a godermi tutto questo, non è neanche il massimo.
Domattina vado a Danushkodi, dormo sulla
spiaggia dell'oceano di fronte allo stretto di Adamo, poi il pomeriggio di nuovo in treno
verso il Kerala, perché è giunto il tempo di avvicinarmi a Thiruvananthapuram, da dove
decollerò fra meno di cinque giorni.
Venerdì 28 febbraio
Ci sono arrivato, finalmente! Alla fine del mondo non proprio, ma alla fine dell'India,
certo.
Dopo più di sei chilometri sulla sabbia e fra le dune, l'isola che inizia con Rameshwaram
termina a Danushkodi.
Le onde dei due mari si incrociano dove la terra si è fatta sempre più sottile e bassa.
Falchi pellegrini, gabbiani e farfalle nere e bianche con la coda rossa continuano invece
a volare oltre il primo stretto braccio di mare.
Mi fermo con l'acqua la ginocchio e contemplo davanti verso Sri Lanka, oltre lo stretto
d'Adamo, e guardo indietro le mie impronte, l'unico segno a profanare quel liscio tappeto
di sabbia abbagliante. Chissà perché sono così attratto da questi posti deserti, alla
fine di tutto, oltre l'ultima capanna, oltre l'ultima rete gettata...
Arrivando qui, prima dell'alba, al fresco, è stato facile, appena due ore di cammino.
Al ritorno quasi il doppio sotto il sole infuocato, a picco. Sudavo abbondantemente,
tutt'intorno sabbia piatta sterminata e abbagliante.
Ho anche lavorato per un'ora a tirare su una lunghissima rete a strascico. Ma c'erano
anche vecchie e ragazzine tirare al ritmo dei loro canti, e non ho potuto non aiutarli.
Non hanno ancora inventato l'argano né le carrucole. Tutto a mano puntando i piedi sulla
sabbia, una decina a ciascun capo della corda e tirano per tutta la mattina per
raccogliere tutta la rete.
Pesci di tutte le razze colori e dimensioni.
Più avanti, alla capanna del capolinea del bus, ho visto un grosso pesce appena pescato.
Me lo sono fatto cuocere tutto per me. Meravigliati mi hanno chiesto ben 40 rupie!
Sabato 1 marzo 97, Kanyakumari
Ho viaggiato in treno tutto il pomeriggio e tutta la notte. Arrivato a Thiruvananthapuram
mi sono concesso l'albergo più vicino alla stazione senza badare a spese, un lusso da 350
rupie, doccia e via di nuovo su un bus per un giro guidato fino alla punta estrema
dell'India, Kanyakumari. Naturalisticamente interessante per i forti venti e per
l'incrociarsi dell'oceano indiano e il mar arabico, è troppo affollato di pellegrini e
bancarelle per meritare più di una sosta di qualche ora.
Sto scrivendo proprio da qui, nella hall di un ristorante di fronte all'oceano, ventilata
e fresca. Domattina con il prima treno risalgo verso nord, Ernakulam, per le danze
Katakali che ho perso nella prima tappa del viaggio.
Lunedì 3 marzo 97
Ultimo giorno. Tutto bene tutto bello vario interessante e divertente, fino alla fine.
Domattina alle 5 all'aeroporto. Sarò a
Cesena
domani per cena.